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Il Cittadino di Monza e Brianza: «Da Atto Melani al Salaì di Oreno: così nascono i nostri bestseller mondiali»

Malcontati sono più di 2 milioni di libri venduti. In sessanta Paesi. E in decine di lingue. Inglese, olandese, francese, coreano. Basta immaginare un angolo del mondo: lì i loro romanzi c’erano. In Italia no. Per un “confino” letterario che ora hanno sconfitto: da settembre il primo romanzo con protagonista Atto Melani è in libreria. “Imprimatur”, un best seller internazionale che dal 2002 è stato capace, tra l’altro, di superare anche il “Codice Da Vinci” nei testa a testa della vendite.

Gli autori sono due italiani che vivono a Vienna, Rita Monaldi e Francesco Sorti, filologa classica lei, musicologo lui: marito e moglie nati nella seconda metà degli anni Sessanta. Vittime di un embargo nazionale che dopo una rarefatta edizione Mondadori del 2002 li ha visti sparire dagli scaffali italiani. Ora tornano grazie a Baldini&Castoldi. E si raccontano.

A partire proprio dal loro esilio editoriale, che raccontano così: «La ricostruzione più attendibile di quanto accaduto è quella fornita dallo storico cattolico Franco Cardini durante la trasmissione “Complotti” a La7. Cardini in sostanza disse chiaro e tondo che la carriera da santo di Innocenzo XI fu bloccata da “Imprimatur” e “che per questo motivo bisognò santificare qualcuno che avesse partecipato all’assedio di Vienna, e si ricorse pertanto al succedaneo, cioè a Marco d’Aviano, povero frate francescano”. Cardini sottolineò in particolare che “una macchina importante avviata in questo senso, che si sente inceppata da due giovani autori di romanzi i quali hanno grufolato negli archivi, è comprensibile reagisca con animosità contro i due giovani autori”». Insomma: quello che “Imprimatur” raccontava, tra realtà e finzione, erano le trame di Innocenzo XI, documenti parlanti. La ragione, dicono, per metterli al bando sotto le Alpi per tredici anni nonostante il successo intercontinentale. Ora arrivano. E all’obiezione sul perché “Imprimatur” sia stato boicottato e Dan Brown no, ricordano ancora Cardini: rispose che «se un libro o un film non sono entrati ancora del tutto in circolazione, si possono anche stoppare se contengono cose che danno noia; ma quando ci sono entrati bisogna discuterne. Quindi, la Chiesa non ha fatto bene a cercare di bloccare Dan Brown, perché quella era una causa perduta». Sia come sia, ora “Imprimatur” c’è e deve sfidare il pubblico. Il primo di sette romanzi, che gli autori spiegano a due voci…LEGGI LA RECENSIONE

Il Cittadino di Monza e Brianza – Massimiliano Rossin – 24/09/2015

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