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La Stampa: Monaldi e Sorti raccontano l’Italia fascista

MalaparteMIRELLA SERRI

«Malaparte, ma perché Mussolini ce l’ha tanto con lei?». Così una miliardaria americana tutta fasciata di seta, con splendidi gioielli tanto da sembrare uscita da un numero di Voguue della fine degli anni Trenta, interroga, durante un ricevimento, lo scrittore Curzio Malaparte, pseudonimo di Kurt Erich Suckert, sui suoi altalenanti rapporti con il fascismo. Il romanziere di Prato spiega alla fanciulla curiosa che, nel 1924, dopo l’assassinio del deputato socialista Giacomo Matteotti, la dittatura sembrava segnata da una crisi irreversibile. In quella circostanza aveva chiesto pubblicamente le dimissioni del capo del Governo: convocato dal Duce a palazzo Venezia, lo aveva salutato sbeffeggiandolo: «Ai suoi ordini e ai suoi disordini, Eccellenza». Mussolini non gli aveva mai perdonato questa battuta. Inizia così l’ultimo romanzo della premiata coppia Monaldi&Sorti (Rita e Francesco), Malaparte. Morte come me , un libro che, tra colpi di scena e peripezie varie, si annuncia anche per via della sua mole come la compagnia più adatta alle nostre vacanze.

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