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Premio Strega 2017: INTERVISTA ESCLUSIVA a Malaparte

Premio Strega 2017: INTERVISTA ESCLUSIVA

Curzio Malaparte annuncia la sua candidatura

Il grande scrittore toscano correrà con il romanzo Malaparte – Morte Come Me (Baldini&Castoldi)

Curzio Malaparte durante l’intervista con attomelani.net

Malaparte, che cosa l’ha convinta a candidarsi al premio Strega 2017?

Era un’occasione irripetibile, non potevo tirarmi indietro. Nel 2017 cadranno i 60 anni dalla mia morte, come la chiamate voi, che avvenne a Roma nel luglio 1957, solo 15 giorni dopo la decima edizione del premio, vinta peraltro dalla mia cara amica Elsa Morante. Sarà la mia riconciliazione con lo Strega. Giusto cinque minuti fa mi ha salutato Tullio De Mauro, che è appena arrivato quassù ed era presidente in carica della giuria: trova che candidare Malaparte – Morte Come Me sia una splendida idea.

I premi sono soprattutto una gara. In che senso allora una riconciliazione?

Maria Bellonci premia Cesare Pavese allo Strega del 1950, alle spalle tra i nomi dei finalisti si legge quello di Malaparte

Avevo un rapporto piuttosto difficile con il premio. Non mi riconoscevo in tutto quell’ambiente mondano: i critici, la gente del cinema, il sottobosco romano in cui navigavano così bene Andreotti o Moravia… Per due volte mi fecero andare in finale, ma senza lasciarmi vincere. Allora lo dissi chiaro e tondo: io sono uno che beve champagne, non liquore Strega.

Battute a parte, anche lei non seppe perdere.

Che discorsi! Il fatto è che la Storia ha poi dimostrato che i miei libri erano infinitamente superiori a quelli dei vincitori. La seconda volta che un mio romanzo fu in gara, nel 1950, neppure mi avvertirono. Era stata un’idea degli organizzatori. Mi misero in gara con La Pelle, un capolavoro. Appena seppi che ero in finale, annunciai che mi ritiravo. Vinse Pavese con La bella estate. Un premio sprecato, neanche due mesi dopo si ammazzò.

Era uno spirito tormentato.

La colpa era dei suoi libri. Scriveva per far stare male gli altri.

Che impressione le fa tornare allo Strega da morto?

A dire il vero, qui dove mi trovo adesso la gente sembra più viva di tanti cosiddetti vivi. Torno quindi allo Strega in perfetta forma. Malaparte – Morte Come Me, anche se postumo, è il mio romanzo migliore.

Lo ha detto anche Diego Gabutti su Italia Oggi, precisando però che non lo ha scritto lei, bensì la coppia Rita Monaldi & Francesco Sorti.

E che vuol dire? Malaparte – Morte Come Me è scritto nel mio stile. Mia è la voce narrante, e la trama ripercorre tutta la mia vita, tra l’altro in modo piuttosto accurato. I due autori mi hanno fatto rivivere la guerra, gli amori, il rapporto col fascismo, l’infanzia a Prato, le meravigliose estati trascorse nella mia villa di Capri. Per finire, mi hanno messo al centro di un intrigo giudiziario, immaginario ma molto simile a quelli che mi sono capitati in vita. In più c’è un tema importante, quello del trapasso. Molto attuale sia per me che, in futuro, per i lettori.

Insomma, il merito lo vuole tutto lei. Anche nell’Aldilà, Malaparte non è cambiato?

Tutt’altro! Basta leggere la fine del romanzo per accorgersene. Il merito di quella simpatica coppia che sono Rita & Francesco è nell’aver letto e assimilato perfettamente tutti i miei romanzi, e anche i racconti. Si sono perfino andati a ripescare le mie traduzioni di Emily Dickinson! Lo dicono loro stessi: allo Strega 2017 sono in lizza io, non Monaldi & Sorti. Non ha nessuna importanza se sulla tastiera della macchina da scrivere hanno battuto le loro dita o le mie.

Macchina da scrivere? Ormai tutti scrivono al computer.

La Remington usata da Malaparte in Morte Come Me

Lei è male informato. I due autori hanno perfino comprato sul mercato antiquario il modello di macchina da scrivere Remington che era in commercio al momento della mia morte, e nel romanzo me l’hanno fatta usare. Malaparte – Morte Come Me infatti sposa la formula del “romanzo nel romanzo”, ma per cortesia non roviniamo la sorpresa a chi non ha ancora letto il libro.

Per vincere allo Strega però bisogna alimentare il passaparola. Lei, nel posto in cui si trova, a chi mai potrebbe parlare del romanzo?

Guardi che qui tra noi si parla molto, per cercare di distrarci un po’ da tutti questi acciacchi. A Moravia, ad esempio, ho raccontato…

Un attimo, cosa intende con “acciacchi”?

Qui dove sono io ci strigliano e ci rimettono a nuovo. Ne siamo tutti felicissimi, per carità, ma caspita quanto dura, e quanto fa male! E pensare che sulla terra sarebbe bastato molto meno. A Moravia, dicevo, ho raccontato la trama e gli è piaciuta tantissimo, forse perché c’è una particina anche per lui e per la Morante dove vengono dipinti secondo verità. E qui la verità ci fa sempre piacere, anche quando non esattamente lusinghiera. Alberto conosce un bel po’ di gente in giuria, 15 o 20 voti me li porta di sicuro.

Per vincere ne servono molti di più. Chi altro la aiuterà?

La Fallaci nel libro ha un piccolo cammeo molto simpatico, e pure lei mi ha assicurato che ne parlerà a tutti i suoi contatti. Anche dopo la sua dipartita è ancora molto stimata e continua a vendere bene, in più qui ha imparato a smussare il caratterino. Potrebbe imbarcare un’altra ventina di voti. Anche Tullio De Mauro, che è un gentleman e conosce l’ambiente Strega come le sue tasche, ci metterà una buona parola. Ma non subito: è appena arrivato qui da noi e deve familiarizzarsi un po’.

Moravia, Fallaci, De Mauro: gente trapassata, come lei. Solidarietà di casta.

Niente affatto. Indro Montanelli ad esempio mi ha mandato a quel paese: nel libro si è beccato una battutaccia delle mie, e comunque dove adesso si trova lui sono sempre tutti di malumore. Se vincessi, creperebbe di invidia. Togliatti invece nicchia, ma lo convincerò. Il romanzo gli piace moltissimo, nulla da ridire sulla sua parte, solo non gli va giù la mia propensione per una spia fascista. Col suo sdoganamento i giurati di sinistra sarebbero miei! Infine ho parlato con Febo.

Con chi, scusi?

Si vede che lei non ha letto il libro. Febo è il mio cane. È un cirneco dell’Etna, una razza raffinatissima, e ha un intuito straordinario. Dice che lo Strega 2017 è mio.

Vuol far piacere al padrone.

Macché. Dà solo un giudizio di valore. Dice che i premi sono tutti un terno al lotto, una questione anche economica, di soldi, di rapporti personali. Ma il libro migliore sarà di gran lunga il mio. Se lo dice Febo, mi dia retta, è così.

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4 Comments

    Giovanni Sciàra

    7 febbraio 2017 at 15:37

    Mi pare che nell’aldilà ci sia molta verità.Moravia ,a Zafferana etnea fu presidente di giuria e vinse la Morante-bravissima ,per carità e meritevolissima,ma se non vuoi far chiacchierare la gente,se la tua donna partecipa ,non fare il presidente della giuria.Non è opportuno,oppure non la fare vincere,anche se lo merita,oppure non la fai presentare.Occhei?O c’è l’uno o c’è l’altra.Moravia mi rispose :”Se ci sono io ,mi sento più tranquillo”Occhei?

    giuseppe gennari

    13 gennaio 2017 at 15:37

    sì, spiritosa e stimolante l’intervista… ma non è per tutti! è condotta nello spirito dell’intelligenza e dell'(auto)ironia, figurarsi un po’!… oggi queste qualità fanno drizzare il pelo a troppa gente, a cominciare dal popolo dei facebookizzati diretti e di rimbalzo.

    Guido Mauri

    8 gennaio 2017 at 15:37

    La Pelle, un capolavoro che ho memorizzato. La prima volta l’ho letto nel 1959 e fu una sorpresa: in quel tempo non era consueto scrivere di storia con dettagli reali anche se crudi.

    maurizio monachetti

    6 gennaio 2017 at 15:37

    Avevo 15 anni quando leggevo “La pelle” di Malaparte. Mi interessò così tanto da leggerlo una seconda volta e forse anche di più. Ora ho 75 anni ed ancora lo ricordo con melanconia. Lo considero uno dei grandi romanzieri italiani.

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