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Bellissimo intervento di Walter Veltroni durante la serata organizzata da Anna Fendi – testo in pdf

Riportiamo qui sotto il testo integrale dell’intervento – molto ampio e lusinghiero – che Walter Veltroni ha fatto lunedì 3 aprile alla serata organizzata da Anna Fendi per il romanzo di Monaldi & Sorti MALAPARTE – MORTE COME ME, candidato dagli storici Franco Cardini e Lucio Villari al Premio Strega. Si è trattato di un intervento di grande attualità e profondo acume politico, di fronte a una platea di oltre 300 persone tra cui diversi giurati del Premio Strega. Ecco anzitutto una sintesi dell’eccellente giudizio di Veltroni sul libro:
Questo romanzo ha una collocazione geniale e affascinante: la festa come luogo simbolico dello sfarinamento di un sistema, di una civiltà. Fa capire le radici e la complessità del consenso italiano al fascismo, e racconta molto bene la costruzione delle false verità. Una delle cose più belle del libro è la quantità di significati e di dubbi che ci sono dentro. Ogni personaggio è attraversato dal dubbio, ogni personaggio non è quello che sembra. Questo romanzo – ed è il suo fascino – ha dentro una malinconia: la malinconia dell’estate del ’39. Si brinda, ma la domanda è: “C’è la guerra?”. La guerra, che è una parola che porta dentro di sé non la guerra lontano ma la guerra qui. Edda Ciano nel romanzo più volte dice: “Sta finendo tutto, stanno arrivando”. È come se ci fosse all’orizzonte una cavalleria che sta arrivando. A un braccio di mare, a un braccio di tempo. La sensazione di questo incubo che arriva, in questo mondo ingioiellato e anche un po’ fesso, com’è inevitabilmente il mondo di queste celebrazioni, quando la festa diventa non un’occasione ma il senso di una vita, questa sensazione nel libro fa sì che ci sia costantemente questo doppio registro. Sì, c’è questo mondo pieno di opportunità, di possibilità e di ricchezze, ma c’è la guerra che sta arrivando. L’estate del ’39 è forse il momento cruciale della storia del ‘900. Monaldi & Sorti hanno fatto un grandissimo lavoro, anche di scrittura, un esercizio molto difficile e che a loro è riuscito: i burattini li ha messi la storia, i fili li hanno messi loro. Quei burattini erano senz’anima, avevano finito il loro cammino nel momento in cui era finita la loro vita. I due scrittori hanno messo i fili che li fanno muovere, e questi fili si intrecciano fra di loro, e il disegno che ne viene alla fine incantaLa fine della vita: il solo momento del quale non siamo in grado di avere un racconto, per questo è carico di mistero. Monaldi & Sorti hanno saputo usare bene questa dimensione narrativa bergmaniana. Nella parte finale il racconto si fa incubo: la morte è l’unica parte sulla quale noi non abbiamo niente di più che una previsione. Monaldi & Sorti hanno raccontato quel momento attraverso un espediente narrativo di tipo sudamericano, da realismo magico: la sospensione del tempo, che dà a tutto il romanzo un respiro particolare. Al momento del rapporto con la Morte il tempo si ferma. E nel tempo sospeso l’io narrante Malaparte racconta questa storia incredibile. E poi – e concludo – quando finisce di raccontare, finisce la sua vita.  Perché la vita è il racconto. Non è altro. Noi finiamo quando smettiamo di raccontare o di avere la capacità di assorbire racconti dagli altri. In quel momento siamo finiti. Poi la data in cui questo si registra anagraficamente è un elemento secondario. Ma noi smettiamo di esistere nel momento in cui smettiamo di raccontare. O smettiamo di essere in grado di ascoltare racconti. E quindi, l’espediente narrativo di Monaldi & Sorti, per il quale il tempo si sospende e la vita finisce quando lui finisce di raccontare, è una grande celebrazione della bellezza del racconto.
A questo link il testo integrale:
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