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Manipolatori che gridano alla truffa (il bue disse cornuto all’asino)

Come un dibattito culturale viene spacciato per dibattito politico (per tacer della traduzione farlocca)

A proposito di Dante, non vi sarà sfuggita la polemica che si è aperta il 25 marzo, il Dantedì, a seguito dell’articolo che Monaldi & Sorti hanno scritto su Repubblica.

Il pezzo rispondeva, in modo ironico (così lo aveva chiesto, giustamente, il giornale) a un lunghissimo articolo uscito proprio nel Dantedì sulla Frankfurter Rundschau (giornale notoriamente di sinistra) a firma di un noto critico tedesco, Arno Widmann.

Su Repubblica Monaldi & Sorti hanno sintetizzato in 4mila caratteri tutto il sarcasmo gratuito degli 11mila caratteri dell’articolo di Widmann contro Dante, tra cui un suo accostamento tra Dante e Shakespeare, secondo cui Shakespeare sarebbe «anni luce più moderno di Dante» (un confronto che in Germania un quotidiano di non poco peso come Die Welt ha definito «depperter Vergleich», cioè «un paragone cretino»). 

L’articolo su Repubblica è stato commentato positivamente su Twitter da Dario Franceschini e la notizia dell’attacco sarcastico di Widmann contro Dante ha invaso tutti i media italiani (l’articolo è stato il 2° più letto della home page di Repubblica, come mostra questo screen-shot).

Ne ha parlato anche la Rai, intervistando alcuni dantisti, e Monaldi & Sorti sono stati intervistati da RadioRai Zapping. 

Il dibattito, interamente culturale (l’articolo era nelle pagine di cultura) e nato in seno alla sinistra (Repubblica e Franceschini contro Frankfurter Rundschau) è dilagato sui media per 4 giorni. Lega e Fratelli d’Italia si sono solo accodati ai commenti aperti da Repubblica e Franceschini. 

Reazioni all’articolo di Widmann analoghe a quella di Monaldi & Sorti sono giunte dai grossi nomi del mondo accademico: Alessandro Barbero, Giulio Ferroni, Luca Serianni, Enrico Malato e anche Eike Schmidt, il direttore tedesco degli Uffizi.

La nota germanista e giudaista Roberta Ascarelli (Siena, Harvard), già direttrice dell’Istituto Italiano di Studi Germanici, ha spiegato in un’analisi che l’articolo di Widmann è “truce, ironico e brutale”, è un esempio dell’annosa guerra tedesca contro i capisaldi della latinità e impiega le tecniche di diffamazione tipiche dell’antisemitismo.

Poi però Roberto Saviano è voluto intervenire sul Corriere nel dibattito culturale, e lo ha spacciato come dibattito politico, sfruttandolo per la sua solita battaglia contro le destre. Non a caso, il suo intervento è uscito nelle pagine degli esteri e non in quelle della cultura.

Premessa: Widmann è un vecchio sostenitore di Saviano: fu uno dei primissimi a recensire i suoi libri e lo difese quando volevano togliergli la scorta. Sui social Saviano stesso ha ammesso di aver letto l’articolo di Widmann basandosi sui ricordi del suo Erasmus giovanile in Germania e «con l’aiuto di un buon programma di traduzione» (!).

Insomma, Saviano il tedesco non lo sa. Ma sul Corriere è stata pubblicata una traduzione dell’articolo di Widmann che definire scandalosa è dire poco. Non a caso, non è firmata. Parole cancellate, altre inserite, altre ancora tradotte in modo quanto mai fantasioso… Tutto per dire che l’attacco tedesco non c’era stato e la notizia era «un attacco truffa» (sic).

Qui trovate alcuni esempi degli “aggiustamenti” nella traduzione che si trova sul Corriere.

Saviano, insomma, ha agito in piena contraddizione rispetto al suo ultimo libro Gridalo, che è proprio una critica delle manipolazioni! In Italia nessuno nei media ha ripreso l’intervento di Saviano sul Corriere, e all’estero anche il Guardian lo ha ignorato, concentrandosi sul «paragone cretino» di Widmann su Shakespeare e Dante.

Non così invece in Germania: FAZ e Süddeutsche Zeitung ne hanno approfittato – come al solito – per dare politicamente addosso all’Italia analfabeta e populista, e titolando: CORSA ALL’ODIO CON SALVINI. Sappiamo tutti, invece, che Salvini si è accodato più tardi: la cosa, come detto, è partita da sinistra e il dibattito era meramente culturale.

Molto onesta, invece, la linea presa da Die Welt: in un bell’articolo, ironico ma non troppo, ha bacchettato l’articolo di Widmann e il malcostume germanico di attaccare le cose care agli italiani. Questo il titolo e sottotitolo:

I TEDESCHI PRENDONO DANTE PER UN CALCIATOREI tedeschi hanno sempre diffuso volentieri dicerie su Dante – irritando gli italiani. Ora un giornalista ha scritto che Shakespeare sarebbe anni luce più moderno di Dante. Ma la verità è: l’Italia era 600 anni più moderna della Germania.

Poi, nell’articolo, sul primato europeo di Firenze: «Sorprendente quanto presto sia nata la storia della letteratura italiana con le sue tre corone: Dante, Petrarca e Boccaccio. A Firenze ferveva la letteratura mondiale già sei secoli prima che nella Weimar di Goethe». Tuttavia, neanche Die Welt si è accorto della infondatezza della versione di Saviano su Salvini, e cioè che il dibattito sull’articolo di Widmann era nato come squisitamente culturale e non politico.

Se n’è accorto invece Thomas Migge, corrispondente radiofonico da Roma SVR/Ö1 nel suo sferzante reportage: “Saviano parla addirittura di pensiero acritico nazionalista in difesa di Dante. Roberta Ascarelli insegna germanistica ed è stata presidente dell’istituto di studi germanici. Ascarelli è tutt’altro che una acritica nazionalista…”

Thomas Migge sul caso Widmann-Dante-Saviano

Querelare Saviano sarebbe dargli un’importanza che non merita. L’Italia lo ha affogato nel silenzio – e lì rimanga, amen. Certo, nessuno dovrebbe tollerare che venga gridato alla «truffa» da chi come lui manipola svergognatamente una traduzione, e una querela se la meriterebbe tutta, in verità, per aver manipolato (o meglio: tentato di manipolare) la verità ai danni di chi, come Monaldi & Sorti, basa la propria opera su una mole notevole di documenti storici e consuma la vita a studiare giorno e notte prima di osare mettere qualcosa su carta stampata.

Ma, come si sa, l’editore di Monaldi & Sorti è Solferino Libri, e appartiene al Corriere. Ci dicono gli autori che la casa editrice li ha informati che avrebbe presentato rimostranze al Corriere affinché non accada più che loro autori vengano diffamati sul quotidiano del gruppo. Capiamo d’altro canto che, se lo strafottente Saviano ha un contratto col Corriere con “licenza d’uccidere”, probabilmente il Corriere non poteva negargli la pubblicazione.

Confortante leggere i molti commenti di lettori tedeschi – indignati per le falsità contro Dante – sotto all’articolo della Frankfurter Rundschau e anche sotto l’articolo pro-Saviano della corrispondente da Milano della FAZ, Karen Krüger, che tra l’altro in questa storia è stata anche fustigata come Besserwisserin, «saccente», da una docente di filologia islamica di Magonza e Pavia. I lettori dicono: «Repubblica non ha malinterpretato nulla», «Un giornale come la FAZ, su cui Tobias Piller infanga l’Italia in 2/3 dei suoi articoli, dovrebbe reagire in modo più equilibrato all’articolo di Repubblica» e così via. Diversi lettori hanno appunto osservato che l’attacco di Widmann è inferiore ai livelli di diffamazione che la FAZ raggiunge quando parla dell’Italia «a causa del carente fact checking e per pregiudizi infondati». Noi non leggiamo – per nostra fortuna – né Piller né la FAZ, ma sarebbe interessante, a questo punto, dare un’occhiata…

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