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FRANCOFORTE 2006: GLI EDITORI ITALIANI E IL PROVINCIALISMO

Sapevamo già che il nostro tentativo di “smuovere” le acque fra gli editori italiani era impresa titanica. Il primo giorno della fiera, 4 ottobre, i nostri amici Simone ed Ettore sono comunque andati nel settore dedicato all’Italia, distribuendo il volantino che pubblicizzava il documentario (bellissimo! Vedi il trailer), e il dibattito su Imprimatur e la storia del boicottaggio in Italia (vedi le foto del dibattito).
Con estrema sorpresa da parte dei nostri amici, non UN editore ha dichiarato quantomeno di conoscere Monaldi & Sorti e il loro unico romanzo pubblicato in italiano, Imprimatur.
E’ abbastanza singolare che degli addetti ai lavori dichiarino la loro totale insipienza, rispetto a due autori ben noti ed apprezzati all’estero, i cui libri (quattro finora) sono in vetta alle classifiche in diversi paesi.
Autori oltretutto italiani, il cui UNICO romanzo edito in Italia aveva riscosso un discreto successo, prima che ne venissero bloccate le successive edizioni.
Non solo: in quegli stessi giorni il sito della Fiera di Francoforte diramava a cadenza regolare a giornali e tv di tutto il mondo, tra cui 14 testate italiane, i comunicati-stampa in cui si annunciavano i due eventi della Fiera incentrati su Monaldi & Sorti: la proiezione in anteprima mondiale del documentario-inchiesta “Monaldi & Sorti: quando un romanzo riscrive la Storia” (vedi il trailer) e il dibattito, moderato da un giornalista del settimanale tedesco STERN, su “Monaldi & Sorti: un caso di esilio letterario nell’Italia di Berlusconi” (vedi le foto del dibattito). Giornalisti di ogni dove hanno intervistato i nostri due autori, persino dalla lontana Australia: in Italia non è stata scritta NEPPURE UNA RIGA. Neppure da quotidiani di presunta opposizione…Ma torniamo a noi.
Il giorno dopo, 5 ottobre, il nostro gruppo (eravamo in cinque) di rappresentanti del Fanclub, muniti di maglietta di protesta con scritta bilingue “Liberate Imprimatur / Free Imprimatur” (
vedi le foto), ha partecipato alla proiezione del documentario e al dibattito. Là abbiamo dovuto riscontrare che, nonostante il dichiarato interesse manifestatoci il giorno prima dagli addetti ai lavori, NON un italiano si è fatto vivo (o comunque è stato ben attento a non farsi riconoscere…).
Nel pomeriggio, decisi più che mai ad ottenere delle risposte, abbiamo ripreso il giro tra gli stand italiani. Come per il giorno precedente, le risposte in genere erano di totale stupore e ignoranza circa il nostro racconto, interesse… e impossibilità ad aiutarci….
Ma la cosa che più ci premeva, era di poter parlare con qualche responsabile in Mondadori, per capire cosa li avesse portati a decidere di non ristampare Imprimatur, pur avendo acquistato i diritti su questo romanzo, per i successivi 20 anni (pur non essendo del settore, immaginiamo che questo avesse voluto esprimere un reale interesse iniziale, e una certa riuscita commerciale).
Abbiamo potuto incontrare una signora dell’ufficio stampa.
La diplomazia non era il forte di questa persona, dato che, dopo un primo stupore e affermazione di non sapere nulla di tutto questo, ha cominciato a criticare Monadi e Sorti “che vanno in giro a parlare di questo presunto boicottaggio, assolutamente inesistente”. Per non essere informata dei fatti, siamo rimasti stupiti dal fatto che invece sapeva anche del documentario e del dibattito. Aveva solo in mente date e orari sbagliati.
Abbiamo cercato di far scendere la vena polemica, perché non ci interessava discutere le presunte motivazioni, ma cercare di avvicinarci il più possibile alle reali motivazioni di quanto era accaduto, e soprattutto sentire finalmente la versione ufficiale di Mondadori.
In sostanza però questa signora non ci spiegava proprio nulla e alla nostra semplice richiesta, da privati cittadini e lettori, di voler solo poter leggere i romanzi di Monaldi e Sorti, ci siamo visti rispondere che “esistono diversi editori e non solo Mondadori. E comunque se davvero vogliamo leggere i romanzi di questi autori, potremmo comprarci le edizioni in lingua estera, che può essere anche un buon esercizio di apprendimento”.
Ora, sorvoliamo dall’esprimere giudizi su questa battuta, ma la conclusione ci è parsa di sostanziale inconsistenza di motivazioni.
Dopo un po’ si è inserito nella conversazione un altro personaggio Mondadori, sicuramente un responsabile, di livello più elevato dell’addetta stampa. Abbiamo quindi rivolto le stesse domande a lui, dando le stesse motivazioni.
Questa volta se non altro, ci siamo trovati di fronte ad una persona che non aveva intenzioni polemiche, sebbene fosse prevenuto. Anche costui inizialmente ha asserito di non sapere nulla di questa storia, ma col procedere del dialogo, ci ha snocciolato tutta una serie di dati precisi, che difficilmente poteva conoscere una persona “che nulla sapeva”…
La motivazione ufficiale si è quindi risolta nelle poche vendite ottenute da Imprimatur. Mondadori ha fatto tutto ciò che un editore fa in questi casi. Pubblica, mette a scaffale, ripubblica in edizione Oscar Bestseller. Ma Imprimatur avrebbe venduto a sentire lui solo 3.400 copie in edizione Oscar, cifra insufficiente per l’azienda, per continuare a ristampare il romanzo.
Insomma, nonostante il nostro legittimo interesse, siamo troppo pochi in Italia a voler leggere questo romanzo. Mondadori non ha ricevuto richieste sufficienti a ristampare.
Abbiamo chiesto come mai romanzi ormai stampati da diversi anni, siano ancora a catalogo, nonostante le vendite modeste, mentre Imprimatur è stato tolto dal catalogo proprio contemporaneamente alla sua pubblicazione in Oscar (quasi volessero nasconderlo…). Nessuna risposta ufficiale.Avendo però potuto constatare di persona che di Imprimatur sono state stampate, prima dell’edizione Oscar, anche due edizioni di lusso (cioè con copertina rigida) per un totale di 25.500 copie, ci chiediamo dove siano finite le copie residue, dato che già un anno dopo l’uscita, telefonando ai loro magazzini, al massimo si riusciva ad ottenere una fotocopia del romanzo, al prezzo esorbitante di 35 euro…Comunque sia, tra le 20 lingue e 45 paesi in cui Imprimatur è tradotto (e con i libri seguenti), solo in Italia – suo paese d’origine – sarebbe stato tolto di mezzo per le scarse vendite. Ma che caso strano…